Le nostre Tradizioni
Il Pellegrinaggio al Monte Carmelo
Il Pellegrinaggio al Monte Carmelo Le origini di questo Ordine religioso coincidono con gli esordi stessi del Cristianesimo. Moltissimi Ebrei, che seguivano l’esempio di Elia e di Eliseo, preparati alla venuta del Cristo dalla predicazione di S. Giovanni, accettarono la nuova religione professando un culto particolare per la Vergine. Costoro eressero il primo santuario a Lei dedicato sul monte Carmelo in Palestina, dove già Elia aveva avuto la sua famosa visione. L’avanzata dell’impero ottomano in Palestina rese impossibile la vita religiosa cristiana al Carmelo e i monaci abbandonarono il luogo nel 1240. Il carattere eremitico della loro regola, sancito dai papi Onorio III e Gregorio IX, venne trasformato in cenobitico, ossia comunitario. La nuova regola fu approvata nel 1245 da Innocenzo IV che annoverò i Carmelitani tra gli Ordini mendicanti.Nel 1268 alcuni Carmelitani fuggiti dalla Palestina eressero in Milano una chiesa dedicata alla Santissima Annunciata e un convento nelle vicinanze del fiume Nirone. Verso la metà del XIII secolo i Carmelitani aggiunsero alla vita contemplativa anche l’attività del ministero. Dopo il 1452 sorse l’Ordine Carmelitano femminile (detto anche secondo Ordine) e nella seconda metà del XV secolo il Terz’Ordine secolare. NEL LORO DESIDERIO DI DIFFONDERE IL LORO ORDINE, HANNO TROVATO NELLE TERRE DI APPIANO GENTILE UN LUOGO ADATTO PER EDIFICARE UN ALTRO PICCOLO CONVENTO. ERA IL MESE DI NOVEMBRE DEL 1492 (anno della scoperta dell’America), QUANDO I PADRI CARMELITANI DI MILANO ACQUISTARONO ALCUNI PEZZI DI TERRA CON L’ISTITUZIONE DELLA CONFRATERNITA E DELLO SCAPOLARE S. Giovanni della Croce e S. Teresa d’Avila, desiderosi che l’Ordine riprendesse l’antica perfezione, riuscirono a condurre a buon fine la riforma del Carmelo definitivamente approvata il 28 novembre 1568. I Carmelitani che seguirono questa riforma vennero detti Scalzi, gli altri Calzati. A quest’ultimo ramo appartenevano i Carmelitani milanesi che fondarono la chiesa di Appiano. O vergine
La festa del “Bambin de Civell”
Curiosando nel vasto archivio della parrocchia troviamo una data importante: 1597. Da allora Civello celebra un’antica tradizione, la domenica successiva alla festa dell’Epifania: la festa de “ul Bambin de Civell”. Nelle relazioni allegate agli atti della visita pastorale di mons. Filippo Archinti del 1597 si parlava di tre processioni, tra le devozioni locali: il mercoledì dopo l’Epifania, la Domenica dopo Pasqua e la Domenica dopo Pentecoste. Vi sono buoni motivi per pensare che la processione del Bambino sia da far discendere da quella che seguiva la festa dell’Epifania. Ancora don Paolo Francesco Perti, parroco di Civello dal 1694 al 1703, scriveva nel 1685 che a Civello si celebravano “Tre feste de S. Maggi per devotione”. Vale la pena osservare che in molti paesi della zona (Casnate, Capiago, Breccia, Cadorago) si poneva, ed in qualcuno ancora oggi, una particolare attenzione alla festa dei Magi. In altri paesi (Gironico e Drezzo) si celebra la festa del Bambino con altrettanta devozione di Civello. Da dove arriva questa Festa del Bambino? La Tradizione dei Magi è la vicenda dalla quale prende rilievo la figura di Sant’Eustorgio, eletto nel 343 nono Vescovo di Milano, dicui fu anche governatore. In questa vicenda si intrecciano leggenda, tradizione e storia. Sul campanile della Basilica di Sant’Eustorgio c’è una “stranezza”: sulla sua cima non c’è una croce, ma una stella a otto punte: la stella dei Magi, per indicare la presenza delle loro reliquie, oggetto da sempre della devozione dei fedeli. La leggenda vuole che i Magi siano morti a Gerusalemme, dove erano tornati dopo la crocefissione di Gesù, per testimoniare la fede di cui si erano fatto banditori nei loro paesi. La tradizione sostiene che le loro spoglie siano state trovate dalla regina Elena, madre di Costante, capo dell’Impero Romano d’Oriente, e trasferite nella chiesa di S. Sofia


