✦ Parrocchia Santi Cosma e Damiano – Civello ✦

Ordinazione Sacerdotale di
Don Carlo Tettamanti

Alzerò il calice della Salvezza. Offrirò sacrifici di Lode.
Sabato 13 Giugno 2025 · Cattedrale di Como
«Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?»
— Salmo 115

✦ Programma delle Celebrazioni ✦

Triduo di preparazione

29 Maggio · 20:30
Santa Messa a Brugo. Celebrante: Don Alessandro Alberti – Rettore del Seminario
5 Giugno · 20:30
Santa Messa. Celebrante: Don Enrico
12 Giugno · 20:30
Santa Messa. Celebrante: Don Sergio Bianchi – comunità pastorale Parè e Drezzo

Ordinazione Sacerdotale

Sab 13 Giugno · ore 10
Ordinazione sacerdotale di Don Carlo Tettamanti · Cattedrale di Como

Domenica 14 Giugno

ore 10:30
Prima Messa di Don Carlo Tettamanti · Parrocchia Santi Cosma e Damiano – Civello.
Ritrovo alle ore 10 presso l'abitazione di Don Carlo in via Risorgimento 20, dalla quale ci si avvierà processionalmente in chiesa.
ore 12:30
Pranzo comunitario in Asilo su Prenotazione
ore 21
Concerto della Corale Parrocchiale: «Che cos'è la Santa Messa?» — riflessione in prosa e musica guidata dalle parole di Papa Francesco

Giorni seguenti

Lun 15 Giu · 20:30
Santa Messa per tutti i defunti
Ven 19 Giu · ore 21
Musical «Paulus» presso il parco di Villa Balestrini
Lettera del parroco
Don Enrico
Don Enrico · Parroco di Civello

Carissimo Carlo, sabato 13 giugno, grazie al dono dello Spirito Santo, Dio trasformerà il tuo cuore di uomo in cuore di pastore. È un regalo immenso per te ma anche per tutte le persone che incontrerai nel tuo ministero sacerdotale.

Accanto a questo scritto ho voluto mettere la foto del portone della nostra chiesa parrocchiale, realizzata da Severino Trinca un artista di Civello, che rappresenta i due Santi Patroni della nostra Parrocchia, i santi medici Cosma e Damiano, per trarne una riflessione con te che inizi questo cammino e per tutti noi come esempio concreto di servizio.

La vena artistica di Severino mi ha sempre affascinato perché con grande semplicità ha saputo grazie alla sua creatività esprimere la grandezza di questi santi. Entrambi li ha raffigurati con le piante dei piedi in bella vista e le facce di entrambi rivolte verso l’alto.

Così ha voluto dirci come Cosma e Damiano che erano medici, hanno vissuto la loro vita umana e professionale sempre con i piedi per terra ma con lo sguardo rivolto verso Dio. Ogni malato era un uomo o donna non solo da curare, ma da amare, solo così si deve stare vicino, accompagnare, condividere, andare incontro alle persone.

Infatti, i piedi ci permettono di uscire da noi stessi per andare verso l’altro, per camminare insieme, per farci prossimo, per rialzarci e rialzare, per dire all’altro ricordati che non sei solo perché io ti sono vicino.

Papa Francesco ha parlato spesso del pastore e delle pecore per esortare i sacerdoti a vivere «con l’odore delle pecore» stando in mezzo al popolo, cercando i lontani e gli smarriti — come la pecora perduta — e non isolati in élite, sottolineando il concetto di cura, amore e servizio concreto, seguendo l’esempio di Gesù Buon Pastore che conosce, difende e guida tutti, anche i meno assidui.

Le facce rivolte verso l’alto hanno fatto sì che i santi medici hanno curato tenendo sempre lo sguardo rivolto al cielo, a Dio. Gesù il Figlio di Dio, è venuto in mezzo a noi non solo per insegnare ma per essere via, verità e vita. È sempre stato per loro esempio e luce della loro esistenza.

La loro professione vissuta come missione gratuita e disinteressata, basata sulla compassione e sulla generosità, sia per noi tutti esempio di vita ma soprattutto per noi sacerdoti che insieme agli altri dobbiamo «patire», «soffrire» ma anche «gioire» come ci insegna S. Paolo.

«Rallegratevi con quelli che sono nella gioia, piangete con quelli che sono nel pianto. Abbiate i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri; non aspirate a cose troppo alte, piegatevi invece a quelle umili.» — Rm. 12,15-16

Ecco caro Carlo ti auguro di avere questo «sguardo» verso chi incontrerai lungo il tuo cammino. Rimbocchiamoci le maniche e pieghiamo le ginocchia come ci insegnano i patroni della nostra parrocchia in modo che anche quando arriveranno delusioni e fallimenti non avremo modo di scoraggiarci, ma con l’aiuto dello Spirito Santo e di Maria sapremo ravvivare in noi la gioia del ministero e renderci ogni giorno sempre più innamorati di Gesù.

Buon cammino.
Don Enrico
Riflessione del diacono
Carlo

Quando don Enrico mi ha chiesto di raccontare in qualche modo i sentimenti, le emozioni, ma anche gli ideali e i proposti che mi abitano in queste giornate; aggiungendo poi che sarebbe stato bello che parlassi di qualche ricordo e di qualche tappa del cammino di vita, che mi ha portato fino a ricevere il Sacramento dell’Ordine, confesso di essermi trovato doppiamente disarmato: da una parte non volevo perdere tempo a descrivere fatti che — mi avete sempre visto, qui in parrocchia — erano noti tanto a voi quanto a me; dall’altra non sapevo cosa dire e cosa omettere, con il rischio che avrei riempito pagine e pagine di «una grandine di concettini» — per dirla col Manzoni — un po’ noiosi.

Ho provato a spostare il problema, allora, lasciando il passo alla Parola, che sola, è più vivida di mille umane parole.

Salmo 115 Alzerò il calice della Salvezza. Offrirò sacrifici di Lode.
Ho creduto anche quando dicevo:
«Sono troppo infelice».
Ho detto con sgomento:
«Ogni uomo è inganno».
Che cosa renderò al Signore
per quanto mi ha dato?
Alzerò il calice della salvezza
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore,
davanti a tutto il suo popolo.
Preziosa agli occhi del Signore
è la morte dei suoi fedeli.
Sì, io sono il tuo servo, Signore,
io sono tuo servo, figlio della tua ancella;
hai spezzato le mie catene.
A te offrirò sacrifici di lode
e invocherò il nome del Signore.
Adempirò i miei voti al Signore
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore,
in mezzo a te, Gerusalemme.

Il salmo 115 è una delle 150 perle che costituiscono il grande Libro dei Salmi: tra i più presenti nella preghiera della Chiesa, rischia purtroppo di non essere gustato in tutto il suo sapore, perché — come succede, invero, a quei piatti pur buoni, ma cucinati troppo spesso — l’abitudine porta ad averne a noia.

Alzerò il calice della Salvezza. Offrirò sacrifici di Lode. La prima immagine che il componimento evoca alla memoria è quella del culto; ognuno avrà già immaginato la scena: un uomo sale al Tempio per «adempiere i suoi voti al Signore». Questo salmo, almeno nelle opinioni di chi lo ha studiato, sembra essere nato da un voto privato: è la poesia che racconta di come salire verso la Casa del Signore per rendere grazie di un beneficio; la preghiera che ogni «graziato» è chiamato a fare sua. Non servono grandi balzi di fantasia, per immaginarsi come risuoni anche in me — che pure sono piccola cosa — la domanda stupita di chi si chiede: Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato?

Alzerò il calice della Salvezza. Offrirò sacrifici di Lode. Sbirciando un poco negli usi della comunità ebraica, in cui è cresciuto lo stesso Figlio di Dio, scopriamo che questo salmo ha saputo anche cambiare di segno: nato per l’uso nel Tempio, quando il Tempio è stato distrutto, veniva impiegato anche per la liturgia domestica: proprio nel banchetto della Pasqua, mentre il calice del terzo rendimento di grazie veniva fatto passare tra tutti i commensali. Un ringraziamento che dilaga. Il saper passare dal personalissimo «grazie» che desidero riservare al Signore, all’allenarsi — e questo soprattutto è stato il tempo del seminario, per me — di un cuore capace di raccogliere i diversi «grazie» di ognuno.

Alzerò il calice della Salvezza. Offrirò sacrifici di Lode. Un salmo densissimo, eppure ai civellesi estremamente familiare: perché ricorre, nella materna sapienza della Chiesa, nella celebrazione dei martiri, e che perciò incontriamo annualmente, nella liturgia dei Vespri dei nostri Santi Patroni, Cosma e Damiano. Perché sono loro, i martiri — giunti fino a versare il sangue — gli unici testimoni credibili che non basta alzare un calice, se esso non è colmo della nostra vita; che non basta offrire un sacrificio, se non è il dono di tutto quello che siamo.

Alzerò il calice della Salvezza. Offrirò sacrifici di Lode. Parole che desidero scegliere in questo cammino che per me si apre, la mia vita di presbitero; parole che sogno incise in ogni gesto delle mie giornate. E così, promettendo a mia volta di fare lo stesso nel giorno in cui alzerò il calice, chiedo — se potete — di pregare per me, perché quantomeno non sia troppo distante, il mio vivere, dal desiderio che qui vi ho consegnato.

Rinnovando il mio ringraziamento,
Carlo, diacono.
Riflessione vocazionale
Il dono di essere prete

Carissimo don Enrico e carissimi amici della parrocchia di Civello, colgo il vostro invito a mandarvi una mia riflessione e mi unisco volentieri anch’io alla gioia e al rendimento di grazie per «il vostro» don Carlo in occasione della sua Ordinazione presbiterale e della sua prima Santa Messa. Siete voi che l’avete, a partire dalla sua famiglia, generato alla fede e guidato nel cammino di sequela di Gesù che si fonda sul Battesimo. Ora, dopo il tempo bello e impegnativo del seminario, è pronto per essere, là dove il Signore lo vorrà, suo ministro al servizio della Chiesa e del Regno di Dio.

Immagino la felicità e la trepidazione di tanti in parrocchia che hanno conosciuto e apprezzato Carlo e ora si preparano finalmente a festeggiarlo come novello sacerdote.

«È difficile che la gente comune intuisca quanta fatica ci sia dietro un giovane che sta per diventare prete. Neppure gli amici più fidati sono in grado di misurare lo scavo che il Signore sta provocando in lui.» — Servo di Dio don Tonino Bello

Quando ero in seminario anch’io, tanti anni fa, su consiglio del padre spirituale, avevo letto un piccolo libro del cardinal Lustiger, arcivescovo di Parigi, dal titolo «I preti che Dio ci dona» (2001). Partendo dalla situazione della fede, dalla mancanza di preti e dalla crisi vocazionale di allora in Francia, molto simile ormai alla situazione nostra attuale, l’autore così sottolineava: «Oggi ci sono dei seminaristi, domani ci saranno dei preti. Dio non cessa di darne al suo popolo. Chi sono questi preti? Non quelli che erano nel passato. Ma il modo con cui essi vivranno il loro sacerdozio può e deve rinnovare la nostra grande Diocesi di Como.»

È proprio vero, la vocazione a diventare ed essere prete è sempre un grande dono e rimane un mistero che opera continuamente nel cuore di colui che accoglie la chiamata e non si sente mai arrivato nel cammino di discepolo missionario del Vangelo del Signore Gesù!

«Vivere in seminario, scuola del Vangelo, significa vivere al seguito di Cristo come gli apostoli; è lasciarsi iniziare da lui al servizio del Padre e degli uomini, sotto la guida dello Spirito Santo; è lasciarsi configurare al Cristo buon Pastore per un migliore servizio sacerdotale nella Chiesa e nel mondo. Formarsi al sacerdozio significa abituarsi a dare una risposta personale alla questione fondamentale di Cristo: “Mi ami tu?”. La risposta per il futuro sacerdote non può essere che il dono totale della propria vita.»
— San Giovanni Paolo II, Pastores Dabo Vobis, n. 42

A don Carlo e ai giovani che il prossimo 13 giugno saranno ordinati preti, sono molto belle anche queste parole che — ne sono certo — troveranno concretezza, freschezza e compimento nella vita di don Carlo, di don Giovanni e di don Daniel.

La tua famiglia
La tua famiglia
La famiglia Tettamanti

Caro Carlo, ci sono vite che sembrano scritte con un inchiostro speciale fin dal primo respiro. Quel 22 settembre di 26 anni fa, quando sei venuto al mondo, i tuoi capelli arancio non erano solo un tratto estetico, ma il segno visibile di un fuoco interiore che cercava la sua direzione.

La tua golosità per i dolci è cosa assai nota e ha sempre rappresentato la tua capacità di assaporare la vita. Ma è la tua fame di conoscenza a svelare il mistero più profondo: un cuore inquieto, capace di domande vere, di ascolto paziente e di silenzi abitati. In quel desiderio instancabile di comprendere il mondo e l’uomo, che ti ha spinto fin da bambino a «svaligiare» intere librerie alla ricerca di un senso, Dio stava già seminando, in silenzio, la Sua chiamata.

Oggi il tuo cammino trova il suo compimento in un dono totale: la tua vita consegnata, le tue mani offerte, la tua voce pronta ad annunciare una speranza che non delude.

San Tommaso d’Aquino diceva che «la grazia non distrugge la natura, ma la perfeziona». In te, Carlo, vediamo proprio questo: la carezza di Dio che abbraccia il tuo fuoco, la tua mente brillante e la tua gioia di vivere trasformarsi in uno strumento d’amore infinito.

Che le tue mani restino sempre quelle di un uomo capace di stupirsi, di studiare e di accogliere con tenerezza. Sii un pastore che nutre il gregge non solo con la dottrina, ma con quell’umanità profonda e genuina che pochi conoscono, che ti ha sempre reso il «nostro» Carlo.

Cammina con fiducia: non sei solo.
La tua famiglia
La comunità parrocchiale
Consiglio Pastorale Parrocchiale & Catechisti
Consiglio Pastorale Parrocchiale

Carissimo Carlo, nel giorno in cui diventi sacerdote, la nostra comunità parrocchiale desidera affidarti queste parole come segno di affetto, gratitudine e preghiera. Il tuo «sì» generoso è per tutti noi motivo di gioia e di speranza: è il segno che il Signore continua a chiamare e a donare pastori secondo il Suo cuore.

Ti auguriamo di custodire sempre la bellezza della tua vocazione, di essere un sacerdote semplice e autentico, capace di ascoltare, accogliere e camminare accanto a ogni persona. Sappi che non sei solo: la tua comunità ti accompagna con stima e affetto e ti sostiene con la preghiera.

La tua “fratella” Nicole

Caro Carlo, è stato bello accompagnarti per una parte della tua adolescenza. Ti auguro di essere un sacerdote dal cuore grande, capace di ascoltare, accogliere e guidare con umiltà. Che tu possa portare gioia e speranza a tutte le persone che incontrerai durante il tuo cammino.

Con tanto affetto.

La catechista Silvia

Caro Carlo, ricordo con piacere gli incontri di catechismo ai quali partecipavi con molto interesse, facendo domande che a volte «mettevano in crisi» noi catechisti. Ricordo la tua collezione di Santini e la tua impazienza nel voler diventare chierichetto per poter servire il Signore più da vicino.

Ricordo una volta in cui dissi alla tua mamma che secondo me saresti diventato prete e lei mi rispose: «se Dio vorrà» — e Dio ha voluto. Ti sono vicina con la preghiera.

Nicola Tagliabue · Catechisti

Ripensare agli anni del catechismo significa ricordare che Carlo, fin da bambino, era appassionato di tutto quello che riguardava la vita di Gesù e sapeva già condividerlo con i suoi compagni. Spesso lo vedevamo affiancarsi agli altri ragazzi, soprattutto quelli apparentemente meno interessati, e coinvolgerli non solo con le sue parole, ma soprattutto con l’attenzione nei loro confronti che sapeva già dimostrare. Fin da quando era piccolo, si vedeva in Carlo una passione che non si limitava alla teoria, ma che sapeva già tradursi in pratica quotidiana.

L’oratorio
Giovani Oratorio
I tuoi amici dell’oratorio

C’è un ricordo che accomuna noi ragazzi e ragazze di Civello cresciuti con Carlo: una lunga e affannosa corsa lungo la Via Rusca o su per l’Ottaga, nelle domeniche più importanti dell’anno. C’erano le Olimpiadi, c’erano i Mondiali di calcio, e poi c’eravamo noi: i chierichetti di Civello prima di una messa solenne. L’obiettivo? Accaparrarsi i compiti migliori.

Partivamo a razzo, convinti che quel giorno avremmo finalmente battuto ogni record di velocità. Ignoravamo però la prima ed unica regola di questa singolare competizione:

«Non importa a che ora arrivi, Carlo è già lì.»

Potevi presentarti all’alba, correre come un forsennato o provare a teletrasportarti: aprivi la porta della chiesa e lo trovavi già pronto, impeccabile, magari con un sorrisetto sereno di chi sa di aver già vinto a tavolino.

Crescere insieme a Carlo ha significato, prima di tutto, condividere la gioia di episodi come questi. Le risate più grandi della nostra vita sono nate proprio da quei momenti passati in compagnia, dove abbiamo imparato cosa significa mettersi al servizio di chi ci è vicino e della comunità.

Abbiamo attraversato l’adolescenza con spensieratezza e Carlo ha saputo essere un punto fermo, ma anche un vulcano di energia, sempre pronto a mettersi in gioco, tra battaglie di rap all’ultima rima e performance attoriali che, forse, è meglio lasciare nel passato!

Oggi, guardandoci indietro, è ancora più bello riconoscere in questi ricordi i primi passi della sua vocazione.

Oggi Don, da sempre il nostro Charlie.
I tuoi amici dell’oratorio
Daniele Trinca

Fin dai tempi del catechismo mostravi attitudine a diventare prete e noi ti prendevamo affettuosamente in giro. Sono contento di vederti realizzare il tuo sogno e sono certo che diventerai un faro per la tua futura comunità e chissà… magari Papa Carlo, come ti chiamavamo in oratorio!

I ricordi della scuola
La Scuola
Silvia Ortelli – Maestra dei Blu (asilo)
Durante gli anni trascorsi all’asilo, Carlo si è sempre dimostrato un bambino molto socievole e chiacchierone. Voleva sempre rispondere alle domande che facevo, ad esempio quando raccontavo le storie oppure quando facevamo religione. Era anche molto rispettoso delle regole, al punto da «sgridare» i compagni che non lo erano. Era un bambino molto entusiasta, che accoglieva le proposte delle varie attività sempre in modo positivo e con grande gioia.
Rosalba Rezzonico (scuola media)
Ai tempi della scuola media, mi ricordo perfettamente che andavi dicendo che volevi diventare prete; anch’io pensavo fosse una di quelle affermazioni buttate lì per sorprendere. Ma già da ragazzino eri un tipo alquanto serio. Ma quello che ci credeva di più eri sempre stato tu e sei andato avanti, forte della convinzione che questa era la tua strada, o meglio, una chiamata a cui si doveva rispondere con il sì. Adesso sei quasi al traguardo, ma non considerarti ancora «arrivato» perché è qui che tutto comincia.
Giancarla, Nucci, Paola – Maestre delle elementari
Fin dai primi giorni di scuola, Carlo si è presentato come un bimbo paffutello e solare; il suo sorriso costante ispirava un’immediata simpatia. I suoi interventi in classe, però, rivelavano molto più della semplice vivacità infantile: denotavano un’arguzia rara e una velata ironia, capace di cogliere persino le sfumature più sottili nelle battute di noi insegnanti. Accanto a questa vivacità intellettuale, c’era la sua proverbiale golosità: merendine e leccornie di ogni tipo erano la sua passione, un tratto che lo rendeva ancora più umano e amabile ai nostri occhi. Tuttavia, il segno distintivo di Carlo era il suo legame precoce e profondo con la dimensione spirituale. Prima di iniziare le lezioni, sentiva il bisogno di recitare le sue preghiere, quasi a voler tracciare un ponte tra il gioco e il sacro. Resta memorabile il giorno in cui, alla domanda: «Cosa volete fare da grandi?», lui rispose senza esitazione: «Io farò il Papa». Mentre i compagni ridevano e noi cercavamo di spiegargli quanto fosse lungo e complesso quel cammino, lui restò irremovibile: «Né sacerdote, né vescovo: io farò il Papa!» In seconda elementare, poi, ci lasciò tutti senza parole. Raccontò con estrema semplicità di aver ricevuto «la chiamata», indicando il cielo con un gesto naturale. Quando, scherzando, la maestra Nucci chiese, un domani, di venire assolta da lui per i peccati commessi, Carlo la guardò serio e sentenziò: «Eh no, maestra. Dipende dai tuoi peccati, non dal fatto che sei stata la mia maestra!» Ricordandolo oggi come quel bimbo perspicace, acuto e dolcemente testardo, non possiamo che augurargli tutto il bene possibile nel suo ministero, per affrontare al meglio il suo cammino a servizio degli altri.
Le comunità che lo hanno accolto
I luoghi del suo cammino

Breccia
Don Rox e la comunità di Breccia e Prestino

Correva l’anno 2019. Io dal 22 giugno parroco di Breccia. E tu da settembre — un po’ a sorpresa — seminarista di prima teologia del seminario destinato nella nostra comunità. Possiamo dire che abbiamo iniziato quasi insieme a conoscere una comunità, a metterci con disponibilità e pazienza dentro la storia e con le persone di una Parrocchia.

Due anni che hai vissuto pienamente con noi, lasciando il segno e il ricordo, condividendo pranzi e cene, celebrazioni e momenti di preghiera in chiesa, campi e uscite con i ragazzi, Grest e animazioni varie, aiutandoci in modo particolare con gli animatori e nell’accompagnare e lavorare con i ragazzi della mistagogia del post cresima.

Due anni che anche in mezzo al periodo Covid, vissuto con tante limitazioni e problemi vari per tutti, tu hai saputo rendere occasione per condividere, attivare relazioni, creare collegamenti, coinvolgere e lasciarti coinvolgere nell’avventura meravigliosa della tua vocazione donata senza riserve in mezzo a noi. Per questo un grande grazie con tutto il cuore.

Cosa dire del campo di servizio nel rifugio Casina di Piana? Dal tagliare legna all’impresa di inventarsi realizzatori di una conduttura d’acqua semplicemente a partire da un fiume? Dalle camminate alle giocate a carte e a pallavolo, fino al pregare e condividere insieme…

Adesso tocca a te… grazie per quello che sei stato con noi e hai continuato ad essere. Il Signore ti benedica e faccia risplendere su di te il suo volto, e ti doni pace.

Fraternamente don Rox e la comunità di Breccia e Prestino.

Tavernola
Don Roberto · Tavernola

Anche se ormai è don Carlo a tutti gli effetti, per i giovani di Tavernola è e resterà sempre Carletto! Il suo passaggio nella nostra Parrocchia è stato breve, solo un anno, eppure anche la mia mamma, malgrado il suo Alzheimer, se lo ricorda bene. Forse per il rosso dei suoi capelli che notò sin dal primo giorno: «Sei un bel ragazzo! Ecco, peccato quello strano colore dei capelli…»

Un avvio tranquillo, forse un po’ in sordina, come di chi prende bene le misure prima di fare i suoi passi… E poi un crescendo di impegno e simpatia che ha saputo conquistare tutti, dagli adulti dell’Adorazione del sabato pomeriggio ai giovani del Grest.

Sempre impeccabile nel vestire, ma capace di sorprenderti in calzoncini e maglietta alle attività con i ragazzi… Dai modi signorili, ma poi invincibile nelle sfide a braccio di ferro… Preparatissimo in ogni campo del sapere, ma spiazzante con certe battutine…

Insomma, con lui non bisogna lasciarsi ingannare dalle apparenze: dopo qualche tentennamento, puoi star certo che trova la soluzione giusta per tutto e per tutti!

«Chiedi a Carletto che lui un modo lo trova!»
Don Roberto

Faloppio
Don Marco · Faloppio

Miscela esplosiva? Per certi aspetti certamente, ma soprattutto… dono di Dio. I ricordi belli che ho fissato maggiormente rispetto a Carlo sono l’affidamento al buon Dio in ogni tempo, la docilità, l’esigenza del confronto con un sacerdote di fiducia. Non è poco per cominciare — anzi per continuare — bene.

Certo non si può negare la capacità di entusiasmare come trascinatore insieme alla profondità nell’attenzione personale. E chi negherebbe la cura della liturgia segno di un fratello che cerca il Signore? Il gusto per la bellezza, nelle piccole cose e nell’arte.

Se faccio un salto nel mio passato ho tre ricordi che porto nel cuore. Uno risale all’Ordinazione Diaconale quando il Vescovo Teresio ci esortò: «siate umili, estremamente umili»; e due della mia Prima Messa quando don Armando Bernasconi indicò la strada: 1) «sei diventato un uomo seme»; 2) «le tue mani segno del dono della tua vita». Lo prendo come un invito ad accogliere ogni giorno come dono, così come si presenta, cercando di essere il meno indegno possibile rispetto quanto ho ricevuto e lasciando che così il Signore formi la Sua immagine, il Suo disegno.

È l’augurio che faccio anche a te, caro don Carlo. Fraternamente e con affetto — don Marco

San Bartolomeo
San Bartolomeo
Giovanni 10,11
«Il Buon Pastore dà la vita per le pecore»

Sorretto dall’amore del Padre, il Signore Gesù, Buon Pastore, può dare la sua vita in favore delle sue pecore. Se il mercenario all’avvicinarsi della minaccia per il gregge non espone se stesso al rischio della vita, ma fugge e abbandona le pecore, Gesù, all’approssimarsi della passione, promette ai suoi che non li abbandonerà.

Il desiderio di dare la vita per le sue pecore è ciò che ha spinto il Verbo a entrare nel mistero dell’incarnazione, che secondo la bella espressione di Origene è «una discesa straordinaria dovuta a un eccesso di amore per gli uomini» (Contro Celso, IV, 17).

«Reggendo e pascendo il popolo di Dio, i presbiteri sono spinti dalla carità del Buon Pastore a dare la loro vita per il gregge pronti anche al supremo sacrificio, seguendo l’esempio di quei sacerdoti che anche ai nostri tempi non hanno esitato a dare la vita.» (Presbyterorum Ordinis, 13)

Per essere pastori non servono né borsa né bisaccia né sandali. Per essere pastori non occorrono qualità particolari o pensieri raffinati o progetti affascinanti. Per essere pastori bisogna essere semplicemente agnelli. Questo è quello che auguro con tutto il cuore a Carlo alla vigilia della sua ordinazione presbiterale.

Albate
Don Giovanni Corradini · Albate e Muggiò

Ho incontrato e avuto modo di conoscere e di apprezzare Carlo fin da quando nel 2021/2022 e inizio 2023, fu mandato come seminarista a Gaggino e Camnago Faloppio dove ero parroco. Ho visto di Carlo come vive con fede la sua preghiera personale e l’Eucaristia. La cura nella Liturgia è segno del grande rispetto che sente lui quando è davanti alle cose di Dio. Ma ho visto poi anche la sua spontaneità e allegria contagiosa quando sta in mezzo ai ragazzi, adolescenti e giovani nei momenti di festa, di gioco, di Grest e ai Campi dove spesso per loro ha saputo essere l’animatore della festa.

Ho notato fin da allora e poi ancora di più adesso in questo anno, che ha condiviso con me da Diacono a servizio della comunità di Albate e Muggiò, la sua serietà e il suo cuore sensibile capace di cogliere le situazioni di sofferenza delle persone che abbiamo incontrato e di star loro accanto col giusto silenzio che ascolta o la parola delicata che comprende e incoraggia.

Ma ecco il passaggio: col sacramento dell’ordine, già da diacono e poi da prete non è più solo Carlo — diventa don Carlo. L’augurio a te, carissimo Carlo è questo: tu possa diventare sempre di più lungo la tua vita ciò che sarai per il dono dell’Ordinazione Sacerdotale. E scoprirai che il Ministero Presbiterale diventa sempre faticoso ma altrettanto più bello ogni anno che passa. È così che ti sentirai sempre più «don Carlo», sacerdote per sempre di Cristo per la sua Chiesa.

Con stima e amicizia — don Giovanni Corradini

Auguri dalla comunità religiosa
Padre Alessandro & Suor Franca
Padre Alessandro

Son passati 27 anni dall’ultima ordinazione di un Civellese e altrettanti dalla penultima. Sembrerebbe che Dio abbia stabilito una sorta di appuntamento fisso della nostra parrocchia col Duomo di Como ogni quarto di secolo.

Ogni nuovo prete ordinato è molto più di un semplice dato statistico. È il frutto di un cammino di parrocchia che giunge a maturazione. È il frutto di preghiere, lavoro e speranza di tanti, in primis i nostri anziani. Solo Dio sa quanto siamo debitori, noi preti, alle parrocchie che ci hanno formato alla fede.

Ringrazio Don Carlo per la docilità nel rispondere alla chiamata di Dio sin dalla prima giovinezza. Mi unisco alla voce di tutti i Civellesi nell’augurargli la gioia della fedeltà e la grazia della perseveranza. Ad multos annos!

Suor Franca – Suora Guanelliana

Carissimo Carlo, siamo nati alla vita e cresciuti nella fede sotto lo stesso cielo. Ricordo il bambino, il ragazzo e poi il giovane dai capelli rossi, sempre serio, che passava dinanzi al cancello di casa mia con il passo sicuro di chi conosce bene la mèta verso cui è diretto: la chiesa. Il breviario dalla copertina scura, tenuto stretto sotto il braccio, non lasciava alcun dubbio…

Permettimi Carlo di rivolgere uno sguardo «speciale» a nonno Marco che ti guarda da lassù e a nonna Mariuccia: eri il loro «tesoro». Ogni qualvolta mi capitava di incontrarli, leggevo nei loro occhi commozione, gioia, ma anche trepidazione: «Ma chissà se arriverà … lui pare convinto!»

Affidati al Signore: la felicità che oggi sperimenti nel cuore non è frutto dei tuoi meriti, ma «dono» della Sua misericordia infinita. Auguri carissimi, don Carlo!

G.S.V. – Gruppo Sportivo Villa Guardia
Giovanna Tettamanti – Presidente G.S.V.

Occupavo la carica di Presidente del Gruppo Sportivo Villa Guardia negli anni in cui Carlo lo frequentava, praticando tennis. Ricordo che lavorava seriamente, ma il grande impegno e la forza di volontà non bastavano a portarlo a raggiungere i risultati voluti. Gli mancava quel tocco di non so che per sfondare. Sono sicura che la «nuova disciplina» scelta lo porterà a fare qualcosa di molto utile per la comunità. Come un grande campione ha il dovere di trasmettere tutti quei valori che lo sport insegna, così lui avrà il compito di trasmetterne altri, altrettanto importanti, per completare la crescita dell’individuo.

Il saluto del Sindaco
Il saluto del Sindaco
Paolo Veronelli – Sindaco

Carlo ha raggiunto un importante traguardo, dopo un lungo percorso di crescita. So bene quanta strada ha fatto, quanto discernimento c’è stato dietro ogni suo passo e quanto la sua famiglia e tutta la nostra comunità abbiano fatto il tifo per lui. Ha avuto il coraggio di ascoltare quello che sentiva dentro, senza voltarsi indietro e ora quella meta è realtà. Adesso però lo aspetta un compito impegnativo, ma so che sorretto da una fede profonda saprà affrontarlo a testa alta, con determinazione.

Gli auguro di non perdere mai quello smalto e quell’entusiasmo che lo hanno spinto a pronunciare il suo «sì» e di restare ancorato alle sue radici e a quello spirito che lo ha sostenuto finora. Che sia un esempio di luce vera, di quella luce che scalda e non solo illumina, così da riuscire a contagiare con il suo messaggio ogni persona che incrocerà sul suo cammino.

Il Sindaco Paolo Veronelli

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